“Adesso alzati ed esci dal mio appartamento,” disse Natasha a suo marito e alla suocera, pronunciando ogni parola come un colpo di martello. “Fuori. E portate con voi quella… donna.”
Natasha si massaggiava le tempie, sentendo il dolore pulsare sotto la pelle come se stesse scavando nuovi sentieri nel cranio. La giornata era stata brutale: tre sedute di consulenza con adolescenti che sembravano incapaci di empatia e una con genitori fermamente convinti che il loro figlio fosse il centro dell’universo conosciuto. Lavorare come psicologa scolastica […]
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