«Vai, vai pure, vecchio, qui non c’è posto per te con le tue monetine». Ma dopo un paio di minuti, lo guardava già con occhi del tutto diversi.
Il mercato «Severnij» ogni mattina viveva di vita pulsante, come se al suo interno funzionasse un motore invisibile: le venditrici attiravano i clienti, gli studenti discutevano sul prezzo dei mandarini, i facchini borbottavano caricando sacchi di patate. Ma proprio quel giovedì d’aprile il brusio era diventato irritato, come se l’aria si fosse appesantita di cattiveria. […]
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